Italia. I monumenti bizantini del Veneto: bagliori del saccheggio di Costantinopoli

La maggior parte dei pochi reperti bizantini del Veneto ricordano la grande tragedia che ebbe luogo nel 1204, la caduta di Bisanzio e il saccheggio di Costantinopoli da parte dei crociati. Ma se i cavalieri della quarta crociata pensavano solo all’oro, i veneziani illuminati apprezzavano l’arte bizantina ed fu per questa ragione che trasportarono dalla capitale dell’impero sconfitto interi elementi architettonici: colonne, archi, per non parlare delle sculture, dei rilievi e delle icone. Beh, in un certo senso, i discendenti dovrebbero essere grati a questi ladri intenditori: «grazie a loro», noi almeno conosciamo meglio l’arte bizantina, che altrimenti andrebbe persa per sempre.

Caorle

Il Duomo di Santo Stefano

Il Duomo di Santo Stefano a Caorle fu costruito nel 1038, periodo in cui non era più sotto la dominazione bizantina già da lungo tempo. Tuttavia l’influenza artistica dell’Impero era ancora fortissima. È probabile che per lavorare alle decorazioni di questa chiesa furono chiamati maestri greci. Su ambo i lati del portale principale sono disposti due bassorilievi in marmo dei secoli XI-XII. A destra troviamo San Guglielmo, di dimensioni superiori al naturale ed armato. A sinistra c’è Sant’Agatonico in posizione di preghiera. L’origine di questi rilievi ha sollevato discussioni tra gli studiosi: alcuni assicurano che essi siano stati creati a Bisanzio e siano stati portati in Italia come bottino della quarta Crociata, altri attribuiscono questi lavori a maestri locali che si trovavano sotto un forte influsso greco. Altri ancora sostengono che i bassorilievi abbiano origine diversa e che solo Agatonico sia effettivamente Bizantino. Nell’abside laterale di una cappella, che si trova sul lato destro, sono conservate 6 icone che raffigurano Gesù Cristo e gli apostoli. Le icone (si tratta di copie in quanto gli originali sono conservati nel museo adiacente alla chiesa) sono state dipinte nel XIV secolo da pittori della scuola di sapore bizantino di Paolo e Giovanni Veneziano. Esse facevano parte dell’iconostasi demolita nel XVII sec.

 

Treviso

Il monastero della Visitazione

Il monastero della Visitazione a Treviso custodisce l’icona della Beata Vergine della cintura di Costantinopoli. Si tratta di una tavola della misura di 138 x 48 cm rivestita da una riza in argento e oro. La Madonna è raffigurata a grandezza naturale col bambino benedicente tra le braccia, incorniciata da due colonne sulle quali poggia un arco. L’icona fu eseguita con la tecnica del rilievo che, in linea di principio, non è caratteristica dell’arte bizantina. La notevole qualità dell’immagine permette di far risalire questo rilievo al periodo mediobizantino e di attribuirne la creazione ad un artista di Costantinopoli.

La sottile riza, che rappresenta un’opera di straordinaria maestria della lavorazione del metallo fuso, fu probabilmente realizzata nel periodo dell’Impero latino, cioè nella prima metà del XIII secolo. Probabilmente l’icona divenne preda dei veneziani nel periodo della quarta crociata, tuttavia non vi sono testimonianze di essa fino al XVII secolo e di dove si sia trovata per molti secoli finché non giunse nel monastero di San Giuseppe di Castello.

 

Vicenza

La basilica di San Felice e Fortunato

Secondo la leggenda Felice e Fortunato erano cristiani martirizzati all’inizio del IV secolo ad Aquileia. In seguito la città di Vicenza iniziò a contestare ad Aquileia il diritto di possedere le loro reliquie che furono infine divise tra le due città. La basilica di San Felice e Fortunato fu ricostruita più volte, e i resti delle fasi edilizie più antiche oggi sono messe ben in evidenza. La prima costruzione risale alla fine del VI secolo (in precedenza veniva fatta risalire al periodo di Costantino il grande). A metà della navata centrale si trova un mosaico pavimentale protetto da un recinto.

Colpisce la gamma di colori che comprende tessere di un rosso brillante e di un blu intenso. L’iscrizione ricoperta di tessere ricorda con probabilità i nomi dei donatori: «Splendonio e Giustino e i loro familiari». Un’altra iscrizione mosaicata mostra a chi è dedicata la chiesa: «I beati martiri Felice e Fortunato». Nella seconda metà del V secolo la chiesa fu ricostruita e ampliata (raggiunse le dimensioni di 35,2 x 20,4 m).

I suoi mosaici sono situati lungo la parete sud: lì sono raffigurati ornamenti geometrici come ottagoni, croci, quadrati e decorazioni floreali. Dalla navata destra oggi si può giungere al martyrion dedicato a Maria Matris Domini costruito a cavallo tra il V e il VI secolo. Questa è la parte superstite più antica di tutta la struttura, tutto il resto è stato distrutto nell’899.

 

Portogruaro

La Chiesa di Santa Maria

Nel piccolo centro abitato di Lison a Portogruaro fu costruita nel 1565 ma, per ragioni completamente inspiegabili e misteriose, il suo altare è decorato con tre archi di marmo lussuosamente decorati. Sulle arcate ci sono iscrizioni greche, una rappresenta il voto di un certo Stefano, «Senatore della Schola armaturarum», le altre due sono invece preghiere. La prima dice: «Ho gridato a te, mio Dio, e tu mi hai sentito e hai esaudito il mio desiderio». La seconda invece recita così: «Tu che hai sollevato il povero da terra, e il bisognoso dallo sterco, Signore, gloria a te!». Entrambe le preghiere sono costituite da piccole citazioni «estrapolate» dai Salmi. Per quanto riguarda il sopracitato Stefano, non era un membro del Senato romano, ma un ufficiale di rango abbastanza alto.

Tutte le ipotesi che i rilievi sono stati creati da artigiani italiani, non sono corrette. Davanti a noi si trova la più bella opera di maestri di alta classe che non erano semplicemente bizantini, ma provenivano proprio dalla capitale. Questi rilievi marmorei sono stati realizzati nel periodo bizantino, cioè alla fine del V o all’inizio del VI secolo, per una chiesa riccamente decorata, probabilmente a Costantinopoli. Inoltre, è sorprendente la decorazione a intaglio sulla pietra che consiste in foglie di vite, uccelli e palmette e ricorda lo stile persiano che si distingue, per esempio, nella basilica di San Polieucto a Costantinopoli, la cui colonna fu posta dai veneziani in Piazza San Marco dopo il 1204. Molto probabilmente, i tre archi della chiesa di Lison costituivano le tre pareti del cosiddetto «ciborio», cioè il baldacchino dell’altare. Forse si tratta ancora una volta di un oggetto acquisito durante il saccheggio di Costantinopoli nel 1204. I veneziani derubarono la grande città con criterio, selezionando le cose migliori!