Italia. Tesori di Sicilia

I nuovi viaggiatori sono alla ricerca di un’esperienza autentica che una terra bellissima come la Sicilia può e continua ad offrire. I buyer stranieri e i turisti chiedono itinerari specifici alla scoperta delle peculiarità artistico/culturali ed enogastronomiche della regione. 

Per questo l’Aceb punta anche a far vivere l’esperienza di viaggio in Sicilia ai tour operator stranieri e ai viaggiatori. Una vera Travel experience associata a specifici itinerari tematici: la Sicilia bizantina ; la Sicilia autentica ed esclusiva; la Sicilia spirituale; la Sicilia d’arte;la Sicilia culturale; la Sicilia gastronomica. 

E’ proprio all’area della Sicilia bizantina ma anche arabo normanna, fra Palermo, Monreale, Cefalù e Piana degli Albanesi, che è dedicato uno dei 3 itinerari di Arte e Cultura, abbinato a soggiorni in hotel di charme. alla degustazione di tipici menù siciliani, alla visita di monumenti emblematici della cultura bizantina e alla partecipazione ad eventi e concerti unici. La Sicilia è una regione di arte e cultura, con i suoi tesori nascosti e per questo l’Aceb ha deciso di farne uno dei suoi itinerari di punta.

In questa parte dell’isola a cui è dedicato un itinerario specifico. un grande contributo lo si deve a Ruggero II. Re di Sicilia. che fece diventare Palermo. Monreale e Cefalù fulcro di una dominazione unitaria e di un regno che non aveva eguali in tutto l’Occidente per le sue caratteristiche di regno di ascendenza orientale. Un Regno che conciliava le due tradizioni amministrative e culturali delle dominazioni che lo avevano preceduto: araba e bizantina. 

L’itinerario dedicato ai nostri viaggiatori e buyer stranieri non poteva non cominciare proprio con la visita di tre città importantissime: Palermo. Monreale e Cefalù che presto saranno dichiarate patrimonio dell’umanità dall’UNESCO e considerate il simbolo di quella fusione di stili. L’itinerario proseguirà anche con una visita del centro storico di Piana degli Albanesi denominata fino al 1941 Piana dei Greci per il rito bizantino-greco professato, tra le più note e popolose comunità storiche arbëreshë, centro più importante delle colonie greco-albanesi di Sicilia nonché sede vescovile dell' Eparchia bizantina, la cui giurisdizione si estende su tutte le chiese insulari di rito orientale.

 

Palermo

La Zisa

Il gusto arabo per i giardini unito a quello bizantino per i mosaici si riflette anche nella “Zisa” la dimora che nel 1165 il re Guglielmo I volle costruire prima di morire. utilizzando le conoscenze fino ad allora disponibili di tecnologia applicata all’architettura. Il palazzo a forma cubica. fu dotato di un grande giardino con un padiglione per lunghi soggiorni in cui la frescura era assicurata dallo scorrere continuo delle acque. All’interno una sala per le udienze, con al centro una fontana e ricche decorazioni di mosaici, riproponeva in un luogo chiuso l’amenità del parco circostante.

Il Palazzo dei Principi: La stanza di Re Ruggero II

Della zona residenziale del Palazzo reale si conservano alcune stanze degli appartamenti reali. sopravvissuti alle tante modifiche architettoniche subite dall’edificio nel corso dei secoli. Tra questi si trova uno dei rari esempi di mosaici profani, cioè non destinati alla decorazione di una chiesa. Si tratta della cosiddetta stanza di Re Ruggero. ma probabilmente eseguita al tempo di Guglielmo I. un ambiente dove l’arte dei mosaicisti bizantini incontra motivi dell’arte orientale e anche islamica e che tradizionalmente è chiamata la Gioaria, a sottolineare la particolare preziosità. Quello che si ricava nell’unico ambiente rimasto decorato è una sorta di Paradiso Terrestre dove ai piaceri terreni della caccia si alternano quelli spirituali della meditazione filosofica. Un vero giardino dell’anima immortale. L’ispirazione di alcune raffigurazioni è tratta dall’iconografia persiana, la scelta dei soggetti appare dettata dall’ideologia cristiana. mentre la realizzazione nel complesso è senza dubbio opera di maestri mosaicisti bizantini che operavano a quell’epoca nella capitale.

La Capella Palantina

Nel periodo normanno la Sicilia sperimentò l’inizio di una nuova stagione di arte bizantina attraverso la scelta del mosaico come mezzo espressivo. scelta voluta dai nuovi sovrani per abbellire le più grandi opere d’arte del regno. La Sicilia si trasformò, sotto il dominio normanno. in uno dei principali avamposti dell’arte bizantina in Occidente. Agli splendidi mosaici siciliani ci lavorarono maestranze bizantine. venute direttamente dalle terre dell’impero e portatrici delle più aggiornate tendenze allora in vigore nel panorama artistico del mondo bizantino. Questi artisti, coadiuvati da maestri locali, con la loro attività a Palermo, Cefalù e a Monreale ci hanno lasciato la documentazione più vasta di questa forma d’arte. Nella Cappella Palatina straordinari mosaici bizantini ricoprono la cupola, il tamburo, gli archi e la parte superiore delle pareti. L’ambiente risulta imponente e magico. unendo in sé, nella maniera più singolare. i caratteri degli stili bizantini e arabo.

Chiesa dell’Ammiraglio o la Martorana

Tra i mosaici siciliani in cui è più visibile l’influenza bizantina vi sono quelli della chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio. conosciuta anche con il nome di “la Martorana”.

L’architettura dell’edificio. a pianta centrale, rese il lavoro dei mosaicisti meno complesso perché in questo caso non fu necessario adattare il sistema bizantino di decorazione musiva, concepito per lo schema a croce greca, alla pianta basilicale delle chiese latine. Questa è una delle circostanze che avvicina maggiormente i mosaici della Martorana ai complessi bizantini. I mosaici della Martorana al pari di quelli della Cappella Palatina. si distinguono per il calore della gamma cromatica e per l’esecuzione fine e delicata. ma anche per il grande effetto emotivo ed estetico e per il loro valore simbolico e insieme ideologico.

 

Monreale

Cattedrale 

Guglielmo II il Buono fondò, nel 1174, il duomo di Monreale, dedicandolo alla Madonna. La tradizione popolare tramanda che, mentre il re era a caccia sul monte Caputo, gli apparve una donna che gli indicò il luogo in cui erano nascosti i tesori del padre. In seguito al ritrovamento del tesoro, il re decise di erigere il tempio in onore della Vergine. Pare che l’edificio sia stato costruito su una preesistente chiesa bizantina Osservata dall’esterno la cattedrale di Re Guglielmo II, si articola in tre volumi principali caratteristici delle chiese occidentali a croce latina: Il corpo basilicale longitudinale a tre navate, il transetto, e la zona triabsidata. A questi volumi si aggiungono ad occidente: due torri campanarie che serrano il portico d’ingresso colonnato sormontato da un timpano triangolare, secondo il tipico schema delle chiese della Normandia. L'interno del Duomo si presenta agli occhi dei visitatori come uno dei più alti e significativi monumenti dell'arte bizantina del periodo normanno in Europa. Le sue pareti adorne di splendidi mosaici narrano le storie dell'Antico e del Nuovo Testamento. L'immensa navata centrale culmina con il grande arco trionfale in un crescendo architettonico che sembra indurre l'osservatore a focalizzare lo sguardo verso il catino absidale, in cui domina la maestosa figura del Cristo Pantocratore. Per dimensioni supera di gran lunga quelli analoghi del Duomo di Cefalù e della Cappella Palatina di Palermo. La decorazione parietale e pavimentale si dispiega per oltre settemila metri quadrati, dando allo spettatore una sensazione di attonita meraviglia.

 

Cefalu’

Rocca 

Conosciuta dai fenici come promontorio Ercole, la Rocca di Cefalù è una spettacolare rupe calcarea con un’altitudine di 270m. Un mito greco racconta il triste amore del bellissimo pastorello Dafni, l’Orfeo siciliano. Accecato da una infuriata Giunone per averne tradito la figlia Echenaide, venne trasformata da un pietoso dio Mercurio nell’imponente rocca che domina Cefalù e dalla cui forma la città prese il nome. Gli antichi abitanti scorsero in essa infatti le sembianze di una testa gigantesca, e capo è appunto il significato della radice Kef da cui il nome della città deriva. 

Il Castello

In cima alla Rocca si trovano i resti del Castello di Cefalù che risale al XIII – XIV secolo e fu costruito a pianta rettangolare di 35m. x 20 m. In base ai resti gli archeologi hanno ipotizzato che originariamente esso fosse costituito da due torri e dodici camere. Il castello domina i dintorni di Cefalù a dimostrazione dell’importanza strategica che ha ricoperto in passato.

Il tempio di Diana

Vicino alle rovine della fortezza. in cima alla Rocca di Cefalù, vi sono i resti del cosiddetto Tempio di Diana. un edificio megalitico risalente al IX secolo ac. Pare che in origine avesse una funzione sacra collegata al culto locale dell’acqua. infatti all’interno del tempio vi è una cisterna, anch’essa risalente al IX secolo A.C. Vista la posizione strategica. l’edificio probabilmente ha avuto un ruolo difensivo .

Mura Megalitiche

La più notevole testimonianza dell’antica Kephaloidon ( Cefalù) è costituita dalle mura di fortificazione, cosiddette “megalitiche”, costruite con la tecnica della pietra a secco con enormi blocchi di tre metri di spessore. Le mura. ancora oggi molto ben conservate. in particolare sul lato nord, racchiudevano tutta la città conferendole l’aspetto di una fortezza inespugnabile. Almeno fino al ‘600, lungo le mura si aprivano quattro porte: due verso sud, “Porta terra” in piazza Garibaldi, e “Porta Ossuna” in Piazza Cristoforo Colombo; una sul mare verso ovest. “Porta marina o pescara”, l’unica rimasta intatta, e l’altra verso est “porta Giudecca”, presso la chiesa di S. Antonio. 

Cattedrale

Fu costruita per volere di Ruggero II, primo Re di Sicilia, nel 1131. Dopo la sua morte (1154) i lavori di costruzione vennero interrotti e ripresero solo sotto Federico II (1215). Nei secoli XVII-XVIII l’interno della cattedrale fu ricostruito in stile barocco, mai lavori di restauro nel sec. XX portarono alla loro quasi completa rimozione. L’edificio, in posizione rialzata rispetto alla piazza, è preceduto da un sagrato al quale si accede attraverso una scalinata. La facciata è inquadrata da due possenti torri (1240) ed è decorata nella parte superiore da ogive incrociate di sapore arabo, e in basso da un portico a tre arcate (XV sec.). L’interno è "a croce latina", diviso in tre navate. L’elemento più significativo della cattedrale consiste nei mosaici, realizzati da maestri bizantini (nel 1148). Tra i mosaici spicca, nel catino absidale, l’immagine del Cristo Pantocratore.  Tra le opere di maggiore pregio qui custodite ricordiamo il fonte battesimale, ricavato da un blocco di pietra lumachella, una Madonna di Domenico Gagini (XVI sec.) e un Crocifisso ligneo intagliato (1468).

 

Piana degli Albanesi

Il patrimonio artistico e monumentale di Piana è attraversato dalla cultura barocca e da quella bizantina le quali in alcuni felici momenti di fusione hanno prodotto esiti singolari. Sulla base dei documenti, ad oggi disponibili, è possibile supporre che gli Albanesi fondatori di Piana, dopo quasi un secolo di permanenza nel luogo, abitassero case costruite secondo schemi architettonici più medievali che cinquecenteschi, con uso di archi in pietra e di volte a botte. Allontanatisi in un certo senso dall’arte bizantina, gli arbëreshë decisero di conferire al paese caratteristiche urbanistico-architettoniche che guardavano alla città di Monreale nel cui territorio e giurisdizione ricadevano le terre loro assegnate

Cattedrale di San Demetrio Megalomartire

La cattedrale di S. Demetrio è posta nel corso Kastriota ed è dedicata aSan Demetrio Martire di Tessalonica. E' una costruzione del tardo Quattrocento (1498) con l'abside principale che, nella costruzione del 500, è rivolta verso occidente, mentre in origine era rivolta verso oriente secondo il canone bizantino. Vi si accede mediante una scalinata di stile tardo barocco.

La facciata è abbellita da due mosaici di scuola monrealese del 1960 raffiguranti Cristo in trono affiancato dai Santi militari Giorgio e Demetrio e la Madre di Dio in Trono. L'interno, a tre navate separate da due file di sette colonne di marmo ed archi a tutto sesto, contiene un'imponente iconostasi lignea (Manusakis 1975) che ricopre le tre absidi. Evidenti sono nella chiesa la presenza di due culture, l'occidentale rappresentata dagli affreschi di Pietro Novelli e l'orientale identificata dall'iconostasi e dalle icone collocate nelle navate laterali e dalla navata centrale impreziosita da nuovi affreschi (Katzaras, 1993), raffiguranti feste Despotiche.

Cattedrale di San Giorgio Megalomartire

La chiesa, costruita nel 1493 ed ampliata successivamente nel 1564, fu la prima sede della parrocchia fino alla costruzione della chiesa di San Demetrio Megalomartire nel 1589. L’edificio è costituito da un’unica navata, con volta a botte, nella quale troneggia un affresco di San Giorgio in gloria, opera settecentesca di Cristodoro. La navata è chiusa dall' abside, rivolto stranamente ad ovest, ed il catino absidale accoglie una pittura, a falso mosaico bizantino, che rappresenta il Cristo Pantocrator.La chiesa, alla quale si accede da una scalinata, è fornita di iconostasi