Itinerario dei monumenti Bizantini di Velikij Novgorod

Per più di 5 secoli la Rus’ mantenne stretti contatti con Bisanzio. La formazione stessa dell’antico Stato russo avvenne tra i più svariati contatti con i bizantini. Con l’ortodossia i russi acquisirono dall’Impero non solo i dogmi ed i canoni della fede ortodossa: da Bisanzio vennero portati nella Rus’ di Kiev i primi libri, mentre maestranze greche, formate da costruttori, artisti e mosaicisti, eressero e decorarono chiese, diffondendo le loro conoscenze e la loro esperienza per tutta la Rus’ di Kiev. Gli eccezionali monumenti di Velikij Novgorod ci mostrano come avvenne questo processo che acquistò nuova forza nel XIV secolo. La più recente prova dell’importanza di Novgorod per Bisanzio è rappresentata da iscrizioni rinvenute nel 2011 nella cattedrale di Santa Sofia e risalenti al primissimo periodo della sua esistenza. Queste iscrizioni si trovano nella parte più bassa, ormai da tempo sotto il livello della strada e sono in antico-russo: “Palladio, arcivescovo di Cipro”. È importante sapere che questo gerarca bizantino d’alto rango, venuto da una calda e lontana isola in una fredda città del nord, riteneva fosse un onore avere la trascrizione del suo nome sulla parete di quella chiesa appena costruita. Sembra pertanto logico cominciare il nostro itinerario per Velikij Novgorod proprio dalla cattedrale di Santa Sofia.

Detinec, la cattedrale di Santa Sofia

Nel 1045 fu intrapresa la costruzione della chiesa principale di Novgorod, chiamata Santa Sofia in ricordo della cattedrale di Costantinopoli. Presso la Santa Sofia, così come in molte cattedrali sopravvissute fino ai nostri giorni, c’era una chiesa preesistente della quale si parla nelle scritture degli annali di Novgorod. In uno di essi leggiamo che nel 989 la Santa Sofia fu costruita in legno ed era “alta trenta metri”. La prima chiesa bruciò nel 1045, in seguito ad un incendio e, nello stesso anno, venne sostituita con una chiesa in pietra. Dal punto di vista architettonico la cattedrale di Santa Sofia di Velikij Novgorod, monumento eccezionale, è un’antica costruzione in pietra tipica dell’antico Impero russo del Nord (la chiesa è di poco più recente rispetto alla cattedrale di Santa Sofia di Kiev e di un intero secolo anteriore rispetto alla cattedrale di Notre-Dame di Parigi).

La Rus’, fino alla sua conversione, non aveva avuto alcuna esperienza nell’architettura in pietra ed è per questo che molte chiese furono costruite secondo i canoni delle maestranze di Costantinopoli, e la Santa Sofia di Novgorod non fa eccezione. Purtroppo gli annali non hanno conservato fino ad oggi i nomi delle persone che la costruirono, ma si ritiene che questa fosse la stessa maestranza che aveva costruito la Santa Sofia di Kiev. Inizialmente la cattedrale di Santa Sofia era diversa da come la vediamo oggi. Era in mattoni e non era intonacata. È proprio questo l’aspetto della maggior parte delle antiche cattedrali a Bisanzio e, anticamente, era così che i romani costruivano le loro chiese. Fu solo nei secoli XVII-XVIII che iniziarono a intonacare di bianco le mura delle chiese.

Le pareti della cattedrale, per molti anni, non furono affrescate, pertanto acquisirono un ruolo rilevante le icone. Di quelle che originariamente ornavano la chiesa è sopravvissuta, in ordine di importanza, l’icona de “i SS Apostoli Pietro e Paolo”, posta nella fila in basso dell’iconostasi, monumento eccezionale di pittura bizantina dell’XI secolo. Viene poi un’icona di dimensioni molto grandi (174-122 cm), a doppia faccia, sul cui lato anteriore è raffigurata la Madonna Odigitria (purtroppo, interamente restaurata nel XIV secolo) e su quello posteriore San Giorgio, perfettamente conservato dall’XI secolo. Faceva inoltre parte della decorazione un’icona del XVII secolo con l’immagine del Cristo Pantocratore in trono con un iscrizione greca sul Vangelo, quasi identica al mosaico di Costantinopoli (oggi l’icona si trova nel Cremlino di Mosca). Così come era chiaro che i capolavori sopraelencati provenissero da Bisanzio già ultimati, possiamo affermare che molti altri monumenti furono creati in loco da maestri di Costantinopoli. Probabilmente alcune opere furono create da maestranze greche e locali insieme: è possibile che allo stesso modo furono forgiate le porte di Korsun della cattedrale di Santa Sofia sulla cui origine vi sono tuttora accesi dibattiti. Gli affreschi della cattedrale furono ultimati nel 1108.

La corte di Jaroslav è un complesso storico-architettonico nella zona del Mercato di Velikij Novgorod. Secondo la leggenda, Jaroslav il Saggio, all’inizio dell’XI secolo, in questo luogo aveva costruito un palazzo che superava lo sfarzo e la magnificenza di analoghe costruzioni in Europa. Ma fino ad oggi non è stata rinvenuta alcuna traccia di questo palazzo, mentre invece per alcuni secoli questo luogo fu il Mercato. Anticamente qui si trovavano granai e botteghe, il commercio era in fermento, presso il molo si stagliavano le imbarcazioni con le merci, qui si riuniva l’assemblea popolare (il cosiddetto Veče). A partire dal XV secolo la Corte iniziò a subire delle trasformazioni e, in seguito, nei secoli XVII e XVIII, al posto del Mercato fu costruito il Cortile degli ospiti (centro commerciale). Ad oggi nella Corte di Jaroslav si sono conservate molte chiese risalenti ai secoli XII e XV. Sono tutti eccezionali monumenti architettonici e pittorici. Il luogo principale nel complesso architettonico della Corte è la cattedrale di San Nicola, costruita nel 1113. Molti dettagli della Cattedrale indicano che sia opera di maestranze greche. In passato la cattedrale aveva 5 cupole, 4 di esse si sono ben conservate sotto il più tardo tetto a quattro spioventi. La cattedrale a cinque cupole, di cui non si trovano altri esemplari nell’architettura di Novgorod dal XII al XV secolo, era stata una chiara imitazione della Santa Sofia, coronata appunto da 5 cupole.

L’influenza della Santa Sofia si può inoltre osservare nel profilo triabsidato della costruzione e nella presenza del nartece. Nei primi anni della sua fondazione la cattedrale fu decorata con affreschi. Tuttavia, di tutta la sua ricchezza, si sono conservati solamente alcuni frammenti: scene del “Giudizio universale” sulla parete occidentale, tre santi nell’abside centrale e “Giobbe sul letamaio” sulle pareti a sud-ovest: un affresco che raffigura le sofferenze di Giobbe il Sofferente, che il Diavolo aveva punito colpendolo con grandi piaghe. La moglie, per evitare il contagio, era costretta a nutrirlo con un bastone.

Oggi questo inestimabile monumento di pittura antico-russa è stato ritrovato in una cripta emersa in seguito al rialzamento del pavimento della chiesa. Inoltre nel seminterrato è come se, in quasi 900 anni, il livello del suolo si fosse alzato di 1,5 metri. Comunque, gli elementi superstiti degli affreschi in tutti e tre gli edifici conservatisi si rifanno tutti ai gusti bizantini dell’inizio e della metà dell’XI secolo.

Chiesa della Trasfigurazione del Salvatore sulla strada di Elia

Un altro monumento della pittura monumentale di Costantinopoli è la chiesa della Trasfigurazione del Salvatore. Fu costruita nel 374 ed è nota per gli affreschi dipinti da Teofane il Greco. Di essi si parla nella Terza cronaca di Novgorod: “Nell’estate del 6886 (1378 d.C.) fu destinata a diventare la chiesa del Signore nostro Dio e del Nostro Gesù Cristo Salvatore in nome della Santa Trasfigurazione per ordine del nobile boiaro devoto al Signore, Vasilij Danilovič, e della comunità della strada di Elia. Fu invece dipinta da un maestro greco”.

L’immagine più grandiosa della chiesa è un busto del Cristo Pantocratore nella cupola. Oltre alla cupola Teofane dipinse anche il tamburo con figure dei patriarchi e dei profeti Elia e Giovanni Battista. Si sono conservati inoltre gli affreschi dell’abside, frammenti raffiguranti i padri della chiesa e “l’Eucaristia”, una parte della figura della Vergine sull’altare sud, “il Battesimo”, “la Nascita di Cristo”, “la Candelora”, “la predicazione di Cristo agli apostoli” e “la Discesa agli Inferi”. Gli affreschi meglio conservati in assoluto si trovano nella Cappella della Trinità: un ornamento, figure frontali di santi, mezza figura de “la Madonna del Segno” con gli angeli, un trono a cui si avvicinano quattro vescovi e, nella parte superiore del muro, gli Stiliti, la Trinità, medaglioni con Giovanni Climaco, Agatone, Akaki e la figura di Macario d’Egitto.

Gli affreschi della chiesa non si sono conservati interamente, la maggior parte di essi sono andati perduti. Tuttavia, quelli che si sono conservati costituiscono gli unici frammenti dell’opera monumentale di Teofane il Greco. Ma anche i piccolo frammenti di queste pitture ci permettono di stimare lo stile unico di Teofane che Epifanio definiva “ignoto e insolito”.

Grazie agli affreschi della chiesa della Trasfigurazione possiamo avere un’idea dello stile pittorico di Teofane il Greco. Tutti gli affreschi della chiesa sono stati eseguiti con estrema facilità e sicurezza. La pittura è stata applicata a strati sottili, le pennellate si distinguono per la loro sorprendente rapidità e sicurezza. Il colore è leggero, discreto. La tonalità dominante è il rosso-bruno. A questo si affiancano sullo sfondo i colori verde-giallo, viola pallido, ocra, rosa-argento, grigio-verde e sfumature di bianco. Alcune delle figure sono state realizzate interamente con questa stessa tonalità rosso-bruno data in varie gradazioni. A questo strato di colore base, steso con larghe pennellate, si sovrappongono strati di colore più chiari e luminosi di bianco e di azzurro e tratteggi di colore nero e argento sui volti. Proprio tutte queste sfumature e questi tratti rappresentano lo stile magistrale del Greco. L’accento principale viene posto sui volti che esprimono con la massima forza lo spirito contemplativo del cristianesimo orientale. Basta un semplice confronto di questi meravigliosi volti con gli affreschi e i mosaici della chiesa di San Salvatore in Chora a Istanbul perché si capisca subito l’indubbia provenienza di Teofane da Costantinopoli.

Chiesa di San Teodoro Stratilate sul Ruscello

La chiesa di San Teodoro sul Ruscello, costruita nel 1360-1361 dal podestà Semion Andreevič, è uno dei monumento più straordinari dell’architettura della città di Novgorod. Il letto dell’antico corso d’acqua Fedorovsk, sulle cui rive si ergeva la chiesa, si è asciugato e sulla sua terra è stata costruita un’autostrada.

Gli affreschi della chiesa di San Teodoro Stratilate, eseguiti presumibilmente alla fine degli anni ‘60 o addirittura ‘70 del XIV secolo, furono rinvenuti da sotto la calce nel 1910. Il complesso pittorico, sebbene sia frammentario e presenti grandi perdite, si è conservato su quasi tutti i muri, i pilastri, gli archi e le volte del tempio. Nonostante la sua frammentarietà, il valore artistico dei dipinti è eccezionale. Su tutti gli affreschi della chiesa è stata applicata la tecnica delle soluzioni monocromatiche: tonalità di rosso-bruno con un completo rifiuto delle policromie forti e accese presenti negli altri affreschi di Novgorod del XIV secolo. Oltretutto questa caratteristica avvicina molto i dipinti della chiesa di San Teodoro Stratilate a quelli della chiesa della Trasfigurazione sulla strada di Elia, eseguiti da Teofane il Greco. La pittura della chiesa di San Teodoro è considerata da alcuni ricercatori l’opera più giovane di questo artista di fama, da altri, al contrario, l’opera più tarda di un maestro di Novgorod che ha subito la forte influenza dello stile di Teofane il Greco. Nei dipinti di San Teodoro Stratilate , da un lato, emerge chiaramente la passione, tipica del XIV secolo, per i soggetti narrativi, mentre, dall’altro, l’interpretazione profondamente emotiva della sofferenza umana che si trasforma in pathos. Le composizioni e le singole figure dipinte nella chiesa recano l’impronta innegabile dell’arte bizantina dei secoli XIII-XIV. La tecnica pittorica degli affreschi di San Teodoro, come già accennato, mostra una stretta parentela con quella degli affreschi della Chiesa del Salvatore. Lo stesso colore rosso-bruno forma la base, sopra la quale si stagliano pastose pennellate, vistose e decise, di bianco che hanno la forma di “tratteggi”. Il disegno marrone scuro delinea la forma. Tuttavia, negli affreschi di San Teodoro Stratilate le tecniche non sono contrassegnate da quel virtuosismo per cui si distinguono gli affreschi della chiesa della Trasfigurazione. Molti personaggi raffigurati della chiesa di San Teodoro Stratilate mostrano una stretta parentela, per le loro caratteristiche, con i personaggi degli affreschi della chiesa del Salvatore. È particolarmente sintomatico il fatto che alcuni dettagli, posti in secondo piano, di paesaggi, costumi, ornamenti o la decorazione di varie composizioni si ripetano letteralmente nei dipinti di queste chiese.

La chiesa del Salvatore a Neredica

La chiesa del Salvatore a Neredica si trova a circa mezzo chilometro dalla Cittadella di Rjurik, alla periferia del villaggio. La chiesa di legno fu costruita negli anni 1140-1170, mentre la costruzione in pietra fu eretta nell’estate del 1198 dal principe Jaroslav Vladimirovič. Già nel 1199 la chiesa venne affrescata. Secondo i ricercatori a questi affreschi lavorò l’iconografo Olis Grečin. Durante la guerra, la chiesa venne quasi completamente distrutta. Dopo la guerra fu ristrutturata, ma non fu possibile salvare gli affreschi, ad eccezione di speciali reperti che furono ricomposti dagli archeologi durante l’estate del 2003. Essi trovarono in una nicchia tre ceste piene di brandelli di affreschi con cui poterono ricostruire circa 6 metri quadrati di nuovi frammenti di affreschi.

I dipinti della chiesa sono il più tardo monumento della pittura monumentale di Novgorod del XII secolo. In confronto agli altri dipinti russi di questo periodo, gli affreschi di Neredica presentano uno stile più libero e pittoresco. Sottili linee grafiche si dissolvono in ampie e sintetiche pennellate, forme severe creano impressioni forti e monumentali. In generale gli affreschi di Neredica sono anche uno dei più grandi complessi del Medioevo in quanto colpiscono per l’insolita ampiezza del progetto decorativo. In base alle copie ad acquerello, realizzate a metà del XIX secolo, così come in base alle descrizioni fatte durante il restauro, è possibile valutare il grandissimo progetto dell’artista e fare ipotesi circa l’influenza della scuola bizantina. Nella cupola era raffigurata l’Ascensione, nei pennacchi gli evangelisti, nell’abside la Vergine Orante, sul cui petto era posto un medaglione con una figura a mezzo busto di Cristo (conosciuto come il Segno), due fregi con i vescovi a figura intera e un’insolita Deesis con Cristo-sacerdote, Giovanni Battista e Maria (erroneamente contrassegnata dal nome Marta nell’iscrizione), nell’altare le scene della vita di Gioacchino e Anna, nella sagrestia scene della vita di Giovanni Battista. Il resto della chiesa è stato decorato con scene delle Sacre Scritture.

Le scene del Nuovo Testamento si trovavano principalmente nel transetto, quelle dell’Antico Testamento presumibilmente nella navata occidentale. Oltre alle composizioni si trovano anche file di santi: vicino all’altare si trovano i Beati, i martiri e i santi guerrieri, più distanti dall’altare le pie donne. Sulla parete sud è raffigurato il padre di Alexander Nevskij, il principe Jaroslav Vsevolodovič che offre il modello della Chiesa a Gesù Cristo (questo affresco è stato realizzato nel 1246), e sulla parete occidentale è rappresentata una grande composizione del Giudizio Universale.

I dipinti della Chiesa del Salvatore a Neredica devono la loro importanza anche allo stile originale, tipico di Novgorod. Gli artigiani locali, essendo gli eredi spirituali della tradizione pittorica bizantina, hanno creato una delle composizioni più originali di Novgorod. In particolare ciò che colpiva a Neredica era la pennellata forte e vigorosa, i volti espressivi, la potente forma del disegno e la combinazioni di colori audaci. Alla decorazione della chiesa di Neredica, che è stata ornata con affreschi in una sola estate, hanno lavorato una decina di artisti che si sono basati su uno stile piuttosto arcaico.

Il monastero di sant’Antonio. Cattedrale della Natività della Beata Vergine Maria

Fondatore e abate del monastero, che era il centro spirituale della repubblica di Novgorod, fu Sant’Antonio il Romano. Secondo la leggenda, la costruzione risalirebbe al 1106, giorno della festa della Natività della Beata Vergine Maria.

La cattedrale della Natività della Beata Vergine Maria, santuario principale del monastero di Sant’Antonio, fu consacrata dal vescovo Giovanni nel 1119. Questo è uno dei tre antichi edifici sopravvissuti risalente al periodo dell’antica Rus’. Nel 1125 le pareti interne della cattedrale vennero affrescate. Nel XVII secolo gli affreschi furono, per la prima volta, completamente rinnovati.

Allo stato attuale, quasi tutti i frammenti superstiti degli affreschi del 1125 sono stati ripuliti e restaurati, possiamo pertanto dare un’indicazione sia sulle loro caratteristiche stilistiche che sull’originalità dei soggetti iconografici scelti.

Si sono conservati frammenti di affreschi in tutte e tre le absidi, ma anche strette strisce di frammenti sulle pareti laterali dal lato dell’altare. Si sono conservati splendidamente gli affreschi sui pilastri posti a oriente, ricoperti negli anni di nuove e alte iconostasi.

Il programma pittorico, pur seguendo alcune delle regole comuni dell’arte bizantina, presenta una serie di caratteristiche originali. Non vi sono dubbi sul fatto che il loro contenuto sia stato ideato dal fondatore del monastero.

Nei due registri inferiori dell’abside centrale sono raffigurati numerosi santi. La raffigurazione dei padri della chiesa nel XII secolo diventerà a Novgorod tradizione locale. Accanto ai vescovi ai margini dell’altare dell’arco centrale, nel punto più basso, sono raffigurati due personaggi dell’Antico Testamento: il profeta Mosè e il sommo sacerdote Aronne. Le loro figure incorniciano l’ingresso all’altare, mostrando in tal modo che il tabernacolo del Vecchio Testamento altro non era se non un prototipo della chiesa del Nuovo Testamento. È come se essi partecipassero agli uffici divini alla pari dei vescovi del Nuovo Testamento. Questa particolare caratteristica degli affreschi era estremamente rara nell’Impero Bizantino, ma divenne molto comune nell’Antica Russia. Un’altra caratteristica unica del programma sono i numerosi santi raffigurati a figura intera o a mezzo busto nei medaglioni ai margini delle tre arcate degli altari.

Colpisce non solo il loro grande numero, ma anche la disposizione di immagini di santi monaci nella parte orientale della chiesa, mentre essi in genere erano collocati vicino all’ingresso sul lato ovest.

Piccoli frammenti sulle pareti sud e nord richiamano in un certo senso gli affreschi del naos.

Come di consueto, le volte e le parti superiori delle pareti erano coperte da soggetti evangelici. Una particolarità tipica, che si incontra anche in altre chiese antiche, era un confronto speciale tra due scene in rilievo di grosse dimensioni: qui abbiamo la Natività di Cristo sulla parete sud e l’Assunzione della Madre di Dio a nord. La nascita e l’incarnazione del Figlio di Dio qui si contrappone alla nascita dopo la morte in una nuova vita eterna. Anche un piccolo frammento superstite ci permette di capire che qui l’Assunzione era presentata in una speciale versione ampliata: l’immagine degli apostoli tra le nuvole diretti a Gerusalemme alla tomba della Madonna.

Le peculiarità artistiche degli affreschi, per molto tempo, non furono adeguatamente valutate dagli studiosi. Ma ad oggi non vi sono quasi più dubbi che gli affreschi del monastero di Sant’Antonio, dopotutto, rientrano nel contesto degli altri monumenti di Novgorod in cui si sente l’influenza dei maestri bizantini, sebbene essi possiedano anche le loro spiccate differenze. Negli affreschi si conservano molte peculiarità della pittura tipica del XII secolo, simili a quelle presenti negli affreschi della Santa Sofia di Novgorod e della chiesa di San Nicola presso la corte di Jaroslav. Nelle figure imponenti e massicce domina la statica. Simile è anche la modellazione plastica dei volti che si distingue dalle vesti praticamente piatte.

Tuttavia, nel disegno dei volti appare più intensa la rappresentazione grafica dei tratti, cosa che conferisce all’immagine maggiore dinamicità. Per quanto riguarda le immagini degli affreschi di Sant’Antonio, esse sono caratterizzate da una grande apertura emotiva al limite dell’esaltazione. Queste nuove tendenze, che sono state distribuite in diverse parti del mondo bizantino, troveranno una grande risposta a Novgorod.

Il contrasto tra le figure statiche e quelle con una vivacità interiore è talmente netto che si manifesta anche nel sonoro colorito della pittura: qui lo sfondo blu scuro si combina con le aureole di un giallo acceso, mentre gli scuri abiti monastici con paramenti dai toni rosa, blu e verde chiaro.

Monastero di Yuriev. Cattedrale di San Giorgio

Il principale santuario del monastero di Yuriev è la cattedrale di San Giorgio, costruita nel 1119 per ordine del principe Mstislav il Grande.

La cattedrale di San Giorgio, seconda per dimensioni solo alla Santa Sofia di Novgorod, può essere annoverata di diritto tra i tesori dell’architettura russa medievale in quanto rispecchia quella che era la più alta forma di bellezza e armonia per i nostri antenati. Il volto moderno della Cattedrale di San Giorgio è abbastanza vicino a quello originale (tutte le innumerevoli costruzioni annesse, sorte a ridosso delle sue mura per 8 secoli, furono smantellate durante i lavori di restauro degli anni che vanno dal 1931 al 1935), ma nel 1130 la chiesa era ancora più bella: era più di un metro più alta, al posto dell’attuale tetto a quattro spioventi ve ne era uno che seguiva la forma delle volte e nelle nicchie erano presenti grandi icone parietali.

La costruzione della cattedrale durò 11 anni e, prima che finissero i lavori, le sue pareti furono coperte di affreschi distrutti nel XIX secolo. Si sono conservati solo gli affreschi della chiesa piccola, che si trovano nel tamburo nordoccidentale, frammenti di affreschi nella torre scalare e piccoli frammenti di decorazioni ornamentali nei vani murari delle finestre per quasi tutta l’estensione della cattedrale. Nonostante la scarsità di affreschi superstiti, possiamo parlare di una loro origine bizantina.

Molti antichi tesori furono scoperti durante gli scavi. Oggi essi sono conservati nel territorio del monastero di San Giorgio. Così, a luglio dello scorso anno, nella Cattedrale di San Giorgio sono stati rinvenuti dei reperti unici: i resti di affreschi bizantini. Uno di questi è il volto della Vergine, oltre a decine di pezzi ancora da assemblare. Gli affreschi ritrovati hanno quasi più di mille anni e un centinaio di anni fa davano l’impressione di essere insignificanti. Questi affreschi bizantini erano stati rimossi dalle pareti, la cattedrale era stata dipinta nuovamente e i vecchi frammenti erano stati usati come materiale di riempimento del pavimento, poi coperto con lastre. In seguito alla rimozione del basamento, gli studiosi hanno scoperto particolari degli uffici divini, acquisiti nel periodo del Battesimo della Rus’. Il trono ritrovato, risalente allo stesso periodo della cattedrale, è composto da mattoni piatti e larghi, solitamente impiegati nell’architettura bizantina. Gli scavi continuano, e sicuramente verranno allo scoperto altri tesori che i maestri bizantini ci hanno lasciato in eredità.

Chiesa dell’Assunzione sul campo Volotovo

La chiesa nel villaggio di Volotovo è uno dei primi esempi di architettura in pietra di Novgorod. È nota per i suoi affreschi unici, dipinti da una squadra di maestri bizantini nel 1363. Durante la seconda guerra mondiale più di 200 composizioni che adornano le pareti della chiesa furono quasi completamente distrutte, frantumate in migliaia di pezzi. La superfice dell’affresco perduto è di 350 metri quadrati. Dopo la guerra furono raccolti 1,7 milioni di questi frammenti, il cui restauro ebbe inizio nel 1993. Il risultato del restauro degli affreschi della chiesa, durato 10 anni, si può osservare nella chiesa, oggi aperta al pubblico.

Dopo il restauro molti dei ricercatori hanno convenuto che i dipinti, per il loro stile e la loro natura, potrebbero appartenere a Teofane il Greco o ai suoi discepoli. Fu proprio l’esempio del maestro bizantino che contribuì all’aspirazione degli artisti di Novgorod alla libertà, a una pittura di carattere. Ma il maestro di Volotovo è andato ancora più oltre. In Teofane i densi strati di colore chiaro e luminoso costringono le forme a emergere dallo sfondo scuro, mentre negli affreschi di Volotovo questi strati di colore chiaro e luminoso, raffigurati come macchie, sono delimitati anche da contorni, con l’effetto di aumentare la palpabilità degli oggetti. Nel resto degli affreschi di Volotovo colpiscono gli schizzi, in cui era stato registrato il primo progetto dell’artista.

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La familiarità con i monumenti dell’architettura dei secoli XI-XIV, che si trova nell’itinerario bizantino di Velikij Novgorod, ci fa capire quali ricche tradizioni architettoniche e pittoriche si fossero sviluppate a quel tempo nell’impero bizantino e come numerosi maestri dell’Impero, venuti a realizzare le loro creazioni in tutta la Russia in generale e a Velikij Novgorod in particolare, abbiano portato e lasciato in eredità ai maestri russi influenze sul piano architettonico e nella decorazione delle chiese. Gli abitanti di Novgorod, dal canto loro, essendo studenti diligenti, successivamente introdussero lo stile bizantino nel loro operato. Osservando le chiese sopra indicate di Velikij Novgorod, scrutando gli affreschi e le icone, impariamo a riconoscere lo stile unico e splendido dei maestri bizantini, antico ma mai vecchio.