Turchia. Itinerario Dell’est. Bizantini Pamfilia

L’area ad Est di Attalia (l’attuale Antalya) anticamente si chiamava Pamfilia. Era una regione molto ricca, famosa per le sue fertili pianure e le sue grandi città marittime. Non a caso l'apostolo Paolo viaggiò lungo la sua costa durante la sua prima missione apostolica. La vita di provincia cambiò radicalmente con le invasioni arabe nel corso del VII secolo.

Nell'Apocalisse dello Pseudo-Metodio di Patarac’è laseguente profezia: «Ahimè, terra di Pamfilia, giungerà a te Ismail (cioè gli arabi), e ti divorerà come un fuoco». E'chiaro che tali profezieerano state scritte a posteriori, cioè quando Pamfilia era già statadistrutta dal fuoco.

A poco a poco, però, la regione cominciò a ristabilirsicon la nuova unità amministrativa, «il tema»,  chiamato «tema marittimo dei Cibirreoti».Attalia,sfuggitaalle incursioni arabe, diede rifugio a 12.000 profughisfuggiti al Califfato, e la città divenne la capitale del «tema».

Nelsuo trattato militare del X secolo, l’imperatore Leone il Saggio stabilisce: «Se gli arabi stanno per attaccare via terra, comunicaloal capo della flotta di Cibirreotie fa in modo che egli attacchi la loro costa».Uno squadrone di 70 navi eracostantemente a disposizione dell'ammiraglio. Panfiliarimase una parte importante dell'impero bizantino per tre secoli.

 

Antalya

La città acquisì notevole importanza nel IX secolo, periodo in cui lì si trovava la capitale del tema bizantino Cibirreoti, una nuova unità amministrativa che aveva assorbito tutte le forze del Sud-Est di Bisanzio e in particolare della flotta, per respingere gli arabi. E’ per questo che la città di Antalya è riuscita a mantenere il territorio, che occupava in epoca romana: le mura del II secolo non furono abbandonate, come in altre città, ma mantenute in uno stato di capacità difensiva. L'imperatore Leone VI addirittura le fortificò nel 911. Ciò è dimostrato da un'iscrizione greca in versi, in bella mostra sul lato ovest della seconda porta, «Il più pacifico e pio monarca Leone, insieme al suo amabile figlio Costantino, che si è sempre rivolto a tutti i suoi sudditi, come a dei figli, traboccante di premura paterna e sempre mosso da compassione, ha deciso di venire in aiuto anche a questa città cristiana per garantire a tutti la salvezza. Egli l’ha saggiamente rafforzata con seconde mura, dimostrando che è ancora più forte di prima ed è in grado di resistere a tutti i trucchi del nemico. L’onnipotente mano regale ha guidato questo lavoro e ha portato tutte queste benedizioni; e l'ha aiutato con fervore in qualità di sorvegliante il Segretario della Cancelleria Statale segreta, Eutimio».

Secondo il geografo arabo Ibn Hawqal (X sec.), Antalya era il centro di riscossione dei tributi dell’intera regione, cosa che la rendeva esente dai tributi al tesoro regio. Essa giungeva a raccogliere 300 libbre di oro all'anno. Il patriarca di Costantinopoli del XIII secolo, Gregorio di Cipro, così definiva Antalya: «famosa città di mare, che attrae continuamente un’infinità di gente proveniente da tutti i luoghi». Probabilmente, fu quello il periodo in cui fiorì anche la principale arcidiocesi metropolitana di Antalya, la Basilica dell'Assunta, costruita nel V secolo sul sito di un tempio pagano romano. Questa gigantesca struttura venne ricostruita così tante volte che la sua struttura originale è difficile da individuare. Da documenti patriarcali del XIV secolo, sappiamo che il clero di questa chiesa per la povertà in cui versava rubava perfino le candele e l'olio santo della chiesa. Sotto il dominio musulmano la chiesa fu trasformata in moschea, ed oggi si chiama Cumanyn Cami, o per via del minareto adiacente ad essa, Kesik Minaret (minareto spezzato).

Molti reperti bizantini sono esposti nel museo locale. Nella sala 8 è possibile vedere numerose icone ortodosse (per la maggior parte postbizantine). Inoltre lì è esposto un piccolo reliquario, cioè uno scrigno per le reliquie di Nicola di Mira. Ma il tesoro principale della sala è «il tesoro di Sion» dal villaggio di Kamluca. Fu ritrovato nel 1963, ma nel 1979 la maggior parte di esso fu venduta agli Stati Uniti. Ora nel museo si trovano 13 o 18 oggetti (il museo non fornisce informazioni sul numero preciso) degli originari 58. Tutti gli oggetti (lampade, lampadari, croci, catene, tazze) sono stati prodotti in argento e con incredibile perfezione nello stesso periodo, nel VI secolo, e nello stesso laboratorio. Nella patena del museo, si può leggere l’iscrizione: «Il più umile vescovo Eutichiano al grande Dio per il perdono dei peccati». «Su un’altra patena è scritto: (Inv. №1021) Alla memoria della magnifica Maria». Su una tazza l'iscrizione dice: «Preghiera per coloro i cui nomi sono noti a Dio». Su un anfora rotta l’iscrizione dice (№1093): «Santo Sion, aiuta il vescovo Eutichiano». Su un lampadario tondo con una coppia di delfini (№1053) l’iscrizione recita: «Per la realizzazione delle promesse e la salvezza di Eutichiano, umile vescovo». Simili iscrizioni si trovano anche su due incensiere (№1051 e 1052). La ricchezza del vescovo provinciale Eutichiano è incredibile.

 

Perge

Perghe, importante città greca e romana, situata a 15 km da Antalya, mantenne la sua importanza anche nella prima epoca bizantina. Tra i monumenti romani, che hanno conservato la propria importanza nel primo periodo bizantino, in primo luogo è l’ippodromo, che si distingue per lo stato di conservazione assolutamente unico. La sua pista da corsa ha una dimensione impressionante (34 x 234 m) e ha inoltre una capacità di 12 mila spettatori. Lungo le tribune orientali si sono conservati 30 locali, che ospitavano negozi. Nei secoli V-VI l’ippodromo ribolliva di incredibile passione in quanto l'intera popolazione era suddivisa in tifosi «blu» e «verdi», in base al colore che adornava il carro delle loro squadre preferite. La corsa aveva inizio all'estremità Sud dell'arena, mentre la linea di arrivo si trovava nella punta nord-orientale, ma il tratto più pericoloso, chiamato «Sfendona», era nella curva Nord, dove i carri erano costretti a virare bruscamente e quasi inevitabilmente a scontrarsi. Spesso gli aurighi morivano schiacciati delle ruote.

Dei primi monumenti bizantini che si sono conservati in città, risaltano i resti di due chiese. La prima, convenzionalmente denominata «Basilica A», si trova proprio vicino al portone, a destra dell'ingresso, vicino alla piazza principale. Vale la pena osservare il pozzo situato nel centro del sagrato noto come l'atrio. Qui, sembra che si trovasse una fontana ("fiala"), in cui in epoca paleocristiana si lavavano i parrocchiani prima di entrare nel tempio e, a partire dal VI secolo, benedivano l’acqua e vi immergevano i propri crocifissi in occasione della festa dell'Epifania. La seconda chiesa, che è considerata vescovile, si trova nella parte centrale della città, più a sinistra del colonnato principale della strada. L'abside è sopravvissuta quasi interamente. Un'altra chiesa è stata trovata a Sud Est della città, sulla collina Eyilik Belen. In queste chiese trascorreva giorni interi la più famosa nativa di Perge, Matrona. Della sua agiografia sappiamo che alla fine del V secolo divenne famosa per la pratica più esotica di ascesi a quei tempi: dopo essersi sposata e aver dato alla luce una figlia, Matrona cessò con risolutezza di svolgere i propri doveri coniugali e di lavarsi, cominciò invece ad indossare abiti maschili ed entrò nel monastero di Costantinopoli.