L`inaugurazione della mostra presso GRM dal candidato in scienze linguistiche, L.V. Lukhovitskiy

Sono molto contento di partecipare all’inaugurazione della mostra, che collega la cultura russa e quella italiana, apparentemente così diverse, attraverso la cultura bizantina poco nota al vasto pubblico, ma a me così cara.

Vorrei spendere qualche parola su due dei motivi che oggi hanno oscurato la diffusione su vasta scala di Bisanzio.

Il primo dei due motivi è da ritenere interamente colpa di noi bizantinisti. Noi apparteniamo ad una corporazione molto chiusa, a volte, purtroppo, addirittura snob, che è molto riluttante a divulgare la propria scienza. Basti dire che tutt’oggi scriviamo ancora in latino la prefazione alle edizioni dei testi bizantini. Ma dobbiamo riconoscere che perfino i nostri libri in russo, in inglese o in italiano, a volte sembrano essere scritti in greco medievale.

Al lettore impreparato dalle loro pagine spuntano parole quali: logoteti, curopalate, excubitores, candidati spatari e altri personaggi sconosciuti. In tutta onestà, notiamo che i feudatari, i signori e i vassalli che popolano i libri di storia dell’Europa occidentale non hanno l’origine russa, ma sembrano a noi vecchi amici grazie al cinema, alla letteratura e persino ai cartoni animati.

a prima conoscenza con Bisanzio, attraverso testi scientifici inadeguati, potrebbe rivelarsi l’ultima. Il percorso attraverso la letteratura bizantina originale è altrettanto discutibile, essa è infatti assai malamente tradotta nelle lingue moderne; mentre l’estetica dell’arte bizantina è sfuggente senza una buona conoscenza del contesto storico e dell’antico substrato. La via più ovvia per una prima conoscenza è quella attraverso l’architettura e l’arte, cioè quello che è immediatamente accessibile allo spettatore. È proprio a loro che vanno incontro gli organizzatori dell’apertura della mostra di oggi.

Il secondo motivo, allarmante per gli specialisti, consiste nel fatto che molto spesso tendono ad appropriarsi di Bisanzio coloro a cui non appartiene. I russi sono abituati a guardare all’eredità bizantina, come alla propria legittima proprietà. I greci guardano ad essa quasi sempre allo stesso modo. Di conseguenza, la cultura bizantina, che opera su diversi livelli ed è internamente contraddittoria, nel migliore dei casi sbiadisce e impoverisce, nel peggiore dei casi diventa uno strumento nella retorica conservatrice e isolazionista.

Basta uno sguardo ai monumenti così vividamente presentati alla mostra per capire l’assurdità del mito sui diritti esclusivi che vanta la Russia su Bisanzio. Nella grande molteplicità di monumenti dell’Italia, che a prima vista sembrano tipici dell’Europa occidentale fino all’ultimo mattone, è presente uno strato bizantino, che è necessario essere in grado di vedere sotto stratificazioni rinascimentali e barocchi.

Perché ci si possa considerare eredi di Bisanzio, non è necessario essere ortodossi né parlare il greco né rivendicare a gran voce una speciale via di sviluppo non europeo. L’eredità bizantina appartiene all’Europa, quindi la Russia, rivendicandone la paternità, immancabilmente dichiara fedeltà ai valori europei e alla cultura europea, nella cui formazione ha giocato il più importante ruolo, insieme all’antichità greca, anche il Medioevo greco.

Sono sicuro che per superare le due circostanze da me nominate ci si può muovere in una sola direzione che oggi offrirà l’apertura della mostra.